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Tartus
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mwfgTartus o, alla francese, mwfwTartous (mwgain arabo طرطوس‎mwgq?- al tempo delle mwggCrociate mwgwTortosa, o mwhaAnṭarṭūs) è una mwhqcittà e, per importanza, il secondo porto della mwhgSiria dopo quello di mwhwLaodicea, capoluogo del mwiaGovernatorato di Tartus. Conta oltre mwiq160 000 abitanti nell'mwigarea metropolitana ed è un luogo di grande interesse per il mwiwturismo, soprattutto per la presenza di importanti mwjareperti archeologici.

Nell'antichità fece parte dei mwjgpossedimenti d'oltremare della mwjwRepubblica di Genova.

Contents

Storia
Note

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Storia

La città, circondata da mura erette dai mwkwcavalieri crociati, è antichissima; sono state molte le trasformazioni che la riguardano, soprattutto a causa dell'opera dei molti popoli che, nel corso dei secoli, l'hanno abitata.

Non esistono reperti del suo passato di mwlqcittà mwlgfenicia, quando si chiamava Antaradus, colonia di mwmaArados (a sud della città si trova il sito di mwmqAmrit, anticamente mwmgMarathus). Ben poco rimane anche del suo passato di mwmwcittà romana (dell'epoca di mwnaCostantino).

È possibile, invece, ritrovare, qualche testimonianza del periodo cristiano, quando divenne un centro di pellegrinaggi: secondo la tradizione, mwngsan Pietro, durante il suo viaggio da mwnwGerusalemme ad mwoaAntiochia, edificò una cappella in onore della mwoqVergine Maria e che conteneva un'immagine miracolosa della madre del mwogCristo portata in questo luogo da mwowsan Luca.

Nel corso dei secoli il nome della città fu cambiato da Antaradus (in arabo Anṭarṭūs) in Tortosa (da non confondersi con l'omonima mwqqTortosa, città della mwqgCatalogna in mwqwSpagna): al tempo delle mwracrociate, la città era una postazione fondamentale lungo la linea difensiva predisposta dai mwrqcristiani contro i mwrgmusulmani e soprattutto uno dei porti per i collegamenti via mare con l'Occidente europeo.

Dal mwsa1183 fu una base logistica per i rifornimenti militari gestita dall'ordine dei mwsqTemplari che rimasero in città per più di un secolo. Nel mwsg1188, dopo la mwswBattaglia di Hattin, mwtaSaladino assediò anche Tortosa, ma dovette rinunciare alla sua azione in cambio della resa di mwtqGaza, che portò alla liberazione dei prigionieri di Hattin (tra i quali il mwtgGran Maestro dei Templari, mwtwGérard de Ridefort, e il mwuare di Gerusalemme mwuqGuido di Lusignano). Restò nelle mani dei Templari resistendo anche a due attacchi del mwugsultano mamelucco mwuwBaybars nel 1270 e 1276,cite-ref-1[1] fino a poco dopo la mwwaCaduta di Acri, nel mwwq1291, quando fu assoggettata in via definitiva dal sultano mamelucco mwwgQalawun.cite-ref-templiers-2-0[2]

Di grande aspetto storico-archeologico è la mwyacattedrale di Nostra Signora risalente al mwyqXII secolo e nel tempo trasformata in un museo che custodisce sarcofagi in pietra.

Di particolare interesse sono i resti - in parte ora adibiti ad abitazione privata - della fortezza dei Templari che si affaccia sul mare.

Nel mwza1971 un accordo col mwzqgoverno siriano permise la creazione di una mwzgbase navale mwzwsovietica: la mwaabase navale russa di Tartus è – al mwaq2018 – ancora in possesso della mwagMarina militare russa ed è l'unica base russa fuori dai territori dell'ex-mwawURSS e l'unica nei mari caldi.

Monumenti e luoghi di interesse

Architetture militari

La fortezza di Tartus era situata a nord-ovest della città, affacciato al mare. Era costituito da due cinte murarie, precedute entrambe da un mwdafossato di acqua proveniente dal mare. La prima era alta mwdq30 m e spessa 3; la seconda era come la prima intervallata da mwdgtorri quadrangolari, ma ancora più alta per arrivare a difenderla. Alle spalle della seconda si ergevano gli altri edifici attorno alla mwdwpiazza d'armi, tra i quali una cappella a quattro campate, ma senza abside, e la grande sala, lunga 44 e larga mwea15 m, divisa da una fila di cinque colonne e illuminata da sei grandi finestre. Infine, sul lato del mare, c'era l'imponente mweqmaschio, con alla base il magazzino per le armi e la cisterna di raccolta per l'acqua.cite-ref-templiers-2-1[2]

Società

La popolazione è costituita per la quasi totalità da mwgaarabi. Nel 1935 la città contava mwgq4379 abitanti, dei quali i mwggsunniti costituivano il 68,5%, i mwgwcristiani il 20,9% e gli mwhaalauiti il 10,6%. A partire dagli anni 1940 gli alauiti immigrarono in massa dalle campagne circostanti, alterando la composizione demografica della città. Nel 2010 la città contava circa mwhq150000 abitanti, dei quali l'80% erano alauiti, il 10% sunniti e il 10% cristiani, prevalentemente mwhggreco-ortodossi.cite-ref-3[3]

Note

cite-note-11. mwkq(mwkgmwkwFR) mwlamwlqChâteaux de l'Orient Latin, su mwlgtempliers.net. mwlwURL consultato l'11 novembre 2019 mwma(archiviato dall'mwmqurl originale il 12 novembre 2018).
cite-note-templiers-22. mwnw(mwoamwoqEN) mwogmwowThe fortress of Antarsous (Tortose), su mwpatempliers.org. mwpqURL consultato l'11 novembre 2019 mwpg(mwpwarchiviato il 24 marzo 2018).
cite-note-33. mwqw(mwramwrqEN) mwrgmwrwThe Alawis of Syria: War, Faith and Politics in the Levant, Oxford University Press, 2015, pp.mwsa 85-88, mwsqISBNmwsg 9780190613143.

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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Tartus

Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su tartous-city.gov.sy.
• citerefenciclopedia-italianaGiuseppe Caraci, Josep Francesc Ràfols e Federico Pfister, TORTOSA, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937.
• citerefsapere-itTartous (città), su sapere.it, De Agostini.
• citerefenciclopedia-dell-arte-medievaleM. Braune, TORTOSA, in Enciclopedia dell'Arte Medievale, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000.
• citerefbritannica-com(EN) Ṭarṭūs, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.